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L'EUROPA COME L'ISOLA DI PASQUA


Non tutti sanno la vera storia dell'Isola di Pasqua, i più la richiamano alla memoria come l'isola al mondo più distante dalla terraferma, gremita di orribili e pesanti trofei di pietra. Bene, ripercorrendo il declino della storia di quest'isola troviamo molte analogie con le scellerate scelte e i possibili destini della nostra esistenza europea. Proviamo a ripercorrere la sintesi di questa storia allucinante di secoli addietro ma tanto attuale.




















L'isola di Pasqua era caratterizzata da una rigogliosa vegetazione e ricca di selvaggina. Il popolo era suddiviso in diverse tribù che convivevano in pace, pur con l'innata voglia di ostentare le proprie ambizioni di dominio, note come istinti primordiali dell'uomo. Vi era un fattore che accomunava le varie tribù, l'ostentazione della propria potenza da erigere in simboli che ne facessero da deterrente verso i malintenzionati intenti a colonizzare i vicini. Pertanto ogni tribù esponeva ai confini del proprio territorio l'immancabile simbolo, una scultura che sintetizzasse le proprie identità. I simboli erano a volte di forme diverse, simili a dei portali di pietra. In seguito i Saggi dell'isola (che a differenza dei capi tribù non erano eletti ma si autoproclamavano da dinastie) si accordarono con lo standardizzare i Totem ispirandosi ad un unico tipo di simbolo venerabile, una sorta di testone pesante, il quale anzichè tenere lontani i fratelli di altre tribù, dovevano scacciare via gli Spiriti maligni. Essi dovevano essere mastodontici, anzi, più sarebbero stati grandi e pesanti, più avrebbero esercitato la loro influenza salvificante per il bene di tutte le comunità. Nacque una sorta di moralizzazione delle tribù. Totem grande ti rende orgoglioso e credibile nell'intera isola. Nell'isola di Pasqua le tribù rinunciarono agli autoctoni simbolismi e adottarono una sorta di Totem "comunitario".

Il problema è sorto nel far "circolare" tali mostri, infatti per trasportare le enormi sculture erano indispensabili centinaia di tronchi d'albero. Non importava se si deforestava il territorio, contava avere esposto il totem più mastodontico e pesante possibile da esporre verso l'esterno dell'isola, un baluardo sotto il quale tutti dovevano sentirsi migliori. Taglia oggi e taglia domani, alla fine i tronchi iniziavano a finire. Non c'era più vegetazione, miseria e carestia ha iniziato a galoppare. Ma cosa importa, ognuno aveva i suoi belli e visibili Totem, l'austerità imposta era più che giustificata. Inizialmente tutti vivevano l'orgoglio di aver contribuito con sacrificio e fatica alla realizzazione dei giganti di pietra, ma non molto tempo dopo alcuni capirono che avevano tagliato il ramo sul quale sedevano. Finì la pace, finì la serenità, finì la vita.

Le coltivazioni esposte alle calde terre assolate smisero di produrre frutti, la selvaggina iniziò a scarseggiare, scoppiavano faide, battaglie e guerre ogni santo giorno. Alcuni, i più ingegnosi, impararono a coltivare all'interno delle caverne, ma con risultati insufficienti per sfamare il popolo, altre tribù, maggiormente forti e numerose, preferivano saccheggiare il lavoro degli altri per sopravvivere. 
Senza alberi il sole bruciò la terra al punto da negare ogni possibilità di ricrescita della vegetazione, senza legno niente barche e niente pesca, tutto ciò portò alla macabra accettazione che il cannibalismo fosse cosa giusta. Sono molte le tracce di cannibalismo ritrovate, bambini e donne, dalle carni più tenere erano le vittime predilette. Come allora le classi più deboli sono sempre le prime vittime. Chi sopravvisse di più? Ovvio, coloro che avevano posto al centro di ogni loro decisione l'importanza del Totem, coloro i quali si rifiutavano di ascoltare le denunce evidenti del disastro all'orizzonte esternate a questi "Saggi" da parte di pescatori e cacciatori, ai domostranti gli veniva risposto «Tacete, eretici populisti, la causa della scarsità di pesca e selvaggina è degli spiriti, la colpa è vostra, dovete lavorare di più, perchè lasciate ancora troppo spazio a questi Spiriti maligni. C'è un'unica soluzione CI VOGLIONO PIU' TOTEM». 

Gli eretici ANTI-TOTEM, o si adeguavano o venivano sterminati. I Saggi del Comitato Centrale dell'isola una sorta di antica "Bruxelles" iniziavano a rastrellare le tribù periferiche, sacrificando i popoli, iniziando proprio dai componenti delle classi più indifese per trasformarli in disgustosi pasti all'urlo «CE LO CHETE IL TOTEM, CE LO CHIEDE IL TOTEM». Il declino si arrestò fin quando sull'isola non vi rimase più nessuno, sono stati ritrovati alcuni Totem incompiuti con ancora qualche saggio sotto, schiacciato del peso dell'orribile macigno, l'ottusaggine lo vide perire mentre ancora lo abbracciava. La macabra isola, divenuta secoli dopo come meta turistica, ancora oggi non ha risanato le ferite lasciate dalle criminali scelte del passato, unica cosa rimasta sono i maledetti Totem, forse a simboleggiare che certi errori ed orrori, non si sarebbero mai dovuto ripetere. Una cosa ancor più utile e di insegnamento che tali antenati avrebbero potuto lasciarci prima dell'estinzione, sarebbe stata una semplice incisione sui loro trofei mortali «Tale maledizione si potrebbe rimanifestare sotto forma di un altro Totem, ancor più mortale che a voi sciagurati posteri obbligheranno a venerare, senza se e senza ma». Sarà mica l'Euro?

Carlo Botta

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