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LA PUBBLICITA' CONDIZIONA LE ASPETTATIVE

LA TV TI CONDIZIONA ANCHE NELLE ASPETTATIVE

Vi ricordate gli spot di una volta? Sfarzosi in cui ogni "paninaro" milanese riusciva facilmente ad indentificarsi? Dove la Tv cercava di spronare il popolo italiano a crescere, a migliorarsi ed arricchirsi a darsi da fare per diventare uguale a quei testimonials che ti consigliavano il loro prodotto e, subliminalmente, ti comunicava che se non sei fico brillante e benestante come me sei uno sfigato. La Tv ti condizionava con i suoi status symbol. Vuoi giudicare un paese straniero? Uno stato sociale? Guarda la pubblicità, essa è la sintesi di tutto, è lo specchio che riflette la cultura e le aspettative di quella comunità.

 Ad esempio la reklam del Ferrero Rocher con la Dama gialla e l'autista Ambrogio che la scarrozzava in Rolls Royce e lo spot si concludeva sempre in una situazione mondana all'interno di una villa liberty degna di un monarca.


Per non parlare dei prodotti di largo consumo come quelli del Mulino Bianco, una famiglia bellissima con  mamma (. . e che mamma) babbo, figli sorridenti e il tutto in un podere toscano da sogno (qui in Maremma non lontano da casa mia) tutti felici, sorridenti spensierati come la "liretta scanzonata". Poi c'era il babbo manager di successo che in viaggio d'affari si ritrova in America con un fusillo di pasta Barilla messogli in tasca da sua figlia prima della partenza. C'era sentimento, successo, ambizione, un'Italia vincente. 

E ora? Tutta un'altra cosa. La Ferrero per Dublo ha girato lo spot in un palazzo di case popolari, l'arredo è rigorosamente IKEA, mentre l'ultimo eclatante esempio (ne avrei tanti) riguarda lo spot di biscotti Balocco in cui il babbo prepara alla bambina la colazione, sì il babbo perchè già stanno sparendo le coppie genitoriali, in cambio della mamma entra in scena un gattino al quale danno una ciotola di latte. La location è una casetta modesta con mobili da superstore e l'abbigliamento rigorosamente da bancarella. Quindi? Ci stanno dicendo «abbassate le aspettative, identificatevi in una vita sempre più al ribasso, possibilmente da miserabili, con anche i valori della famiglia da dimenticare». Ma per rafforzare il tutto tra uno spot e l'altro vi lavano le consapevolezze con "propaganda" dal formato magnum (spot standard va dai 30 ai 60'') dal titolo "Di Europa bisogna parlare, per informare non influenzare", già il titolo la dice lunga, comunque in pochi minuti ti dicono che grazie all'Europa paghi di meno il traffico telefonico rispetto a 15 anni fa (ahahahahaahaha si chiama progresso tecnologico). Anch'io comprai nel 2000 un televisore il cui prezzo equivaleva alla spesa di ben 10 Tv odierni dell'ultima generazione. Ma a loro interessa far passare l'idea che l'Europa è bella e buona, ti fa bene, insomma ci vuole più Eurpa per tutti, altro che "pilu" e se non sei felice è perchè non sei bravo come i "felicissimi e simpatici" tedeschi. 

La famiglia tipo, con mamma, babbo e tanti bambini si è trasformata in un nucleo con monogenitore con unico figlio e a breve, visto che già stanno spingendo i magistrati italiani sui matrimoni gay, avremo famiglie con lesbiche e gay, altrimenti l'Italia fa la figura del paese dei soliti populisti (direi anche un po' fascisti). Poi ecco che ti rimandano un'altro spottone che ti vuole convicere che esistono gli Stati Uniti d'Europa (ahahahaah) dove regna la pace e sapete quel'è l'orgoglio da nutrire? Che siamo un mercato di mezzo miliardo di persone e di ciò dovremmo esserne fieri. Ma scusate se io resto Italiano come lo sono gli svizzeri per la Svizzera che succede? Mi depennano dal conto dei consumatori? Non consumiamo più? Non sono degno del "gregge"? E chi se ne frega! Anzi. Oppure la vera causa è che diventa più difficile standardizzare produzione e consumi per le multinazionali? La seconda! Quindi quando guardate la Tv (perchè la Tv va guardata e capìta) state attenti alla pubblicità potreste intravedere anche qualcosa dell'imminente futuro.


















Mercato unico, regolamenti unici, moneta unica, tutto diventa più facile per gli ordoliberisti. 
Francamente preferisco gli spot di prima e se dovessi scegliere fra la "Kultura" di Ballarò e della Rai in genere, dico «aridateme il grande "Drive In" tutte tette prosperose e risate demenziali» almeno facevano meno danni, inoltre ho scoperto che anche la "storiella" del diventar ciechi era vera quanto la indispensabilità di questa inutile Eurocrazia di burocrati corrotti.


Carlo Botta

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